Dinon Group


21 Settembre 2008


 

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Seguire «davvero» la dieta mediterranea garantisce una significativa protezione nei confronti della mortalità per qualunque causa e dell’incidenza delle principali patologie cronico-degenerative come quelle del cuore e dei vasi, i tumori, il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer. A ribadirlo con argomentazioni scientifiche ancora più solide che in passato è una metanalisi, cioè una revisione di dati a disposizione da studi precedenti, condotta da specialisti dell’Università di Firenze e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, pubblicata sul prestigioso British Medical Journal.

LO STUDIO - Le ricerche prese in considerazione dai ricercatori toscani hanno «sezionato» le abitudini alimentari e lo stato di salute di più di 1,5 milioni di persone seguite dai 3 ai 18 anni. Tutti gli studi esaminati utilizzavano un punteggio numerico, chiamato punteggio di aderenza, per calcolare quanto fedelmente veniva seguita la dieta Mediterranea. Dall’analisi di questi dati è emerso che coloro che aderivano in maniera rigorosa alla dieta Mediterranea avevano un significativo miglioramento dello stato di salute con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer, e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori.

LE CONSEGUENZE - I risultati di questo studio, presentano importanti implicazioni per la salute pubblica, in particolare modo nel ridurre il rischio di morte prematura nella popolazione generale. Inoltre confermano le raccomandazioni delle correnti linee guida delle più importanti società scientifiche che incoraggiano il profilo dietetico di tipo Mediterraneo per la prevenzione delle principali malattie cronico-degenerative. La dieta mediterranea prevede un consumo abbondante di frutta, verdura, carboidrati complessi, olio di oliva, pesce, e meno di carne, insaccati, formaggi e derivati.

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MA GLI ITALIANI NON LA FANNO - Ma se da un parte lo studio dell’università di Firenze è una buona notizia, dall’altra è «sconfortante», visto che In Italia la dieta mediterranea viene seguita sempre meno. Secondo i dati forniti da Coldiretti, infatti. è in costante calo il consumo dei prodotti che ne costituiscono le fondamenta. Nel 2008 quello di frutta è calato del 2,6 per cento, quello di olio di oliva del 2,8, quello del pane del 2,5 e quello della verdura dello -0,8. Certamente parte della responsabilità è da scrivere alla crescita dei prezzi di questi generi alimentari, ma è innegabile che lo stile di vita e i gusti degli italiani si siano negli ultimi decenni inesorabilmente «occidentalizzati», spostandosi sempre di più verso un’alimentazione ricca di carne e grassi animali in genere.

Dal Corriere della Sera, 12 settembre 2008


 
 

18 Settembre 2008


 

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Dalla doccia alla pulizia della casa agli usi in cucina, dal Wc all’irrigazione delle piante, senza tralasciare lavapiatti o lavatrice, ogni italiano consuma una media dai 170 ai 200 litri di acqua al giorno per i propri usi domestici. In testa alla città più sprecona c’è Torino con 243 litri consumati per ogni abitante ogni giorno, mentre sono gli abitanti di Nicosia, in Sicilia, con i loro 143 litri a testa, a vincere il podio dei più risparmiosi. Subito dopo il capoluogo piemontese si colloca Roma, con 221 litri di acqua pro capite, seguita da Catania (214), Napoli (207), Verona (199) e Milano (191).

Secondo il rapporto 2007 dell’Istituto Ambiente Italia-Dexia (Ecosistema Urbano Europa), a consumare circa 169 litri di acqua al giorno a testa per uso domestico sono i palermitani, mentre a Firenze i consumi scendono a 155 litri. Bari (154), Bologna (149) e Nicosia (143) sono invece le tre città tra le più parche nel consumo di acqua domestica, quell’acqua di migliore qualità oggi a disposizione degli usi casalinghi. Ma l’Italia non è il Paese dove si consuma più acqua nelle case. Ai primi posti nel mondo c’è Bristol con 294 litri pro capite, seguita da Parigi (287), Patrasso (285) e Stoccolma (210). Berlino consuma 163 litri, Londra segna 159 litri a cittadino al giorno, Madrid 140, mentre è Heidelberg a registrare la quantitá inferiore di uso di acqua nelle case: 103 litri al giorno per ogni cittadino.

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A riportare, goccia dopo goccia, tutti i consumi di acqua nelle case degli italiani e non solo è il biologo Giulio Conte che, nero su bianco, mentre si apre l’eco del documento dell’Expo di Saragozza sulla risorsa più preziosa del pianeta, spiega come non far traboccare i nostri rubinetti. Partendo da un giro di boa. «Convinciamo la gente ad adottare comportamenti virtuosi. Alimentiamo politiche e incentivi che coinvolgano direttamente cittadini e condomini. E diamo maggiore valore all’oro blù. In Italia, infatti, paghiamo l’acqua appena un euro a metrocubo, pari a mille litri, in Germania si spendono più di 3 euro per la stessa quantità» dice Conte, autore del libro-inchiesta «Nuvole e sciacquoni» (Edizioni Ambiente). Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare acqua.

Lasciare il rubinetto del lavandino aperto mentre ci si lava i denti si traduce in 30 litri d’acqua sprecati. Anche mentre ci si fa la barba si può, inoltre, adottare un comportamento virtuoso. «Se si raccoglie l’acqua nel lavandino per risciacquare il rasoio, altri litri d’acqua non andranno in fumo» afferma ancora Conti che nella sua ricerca riporta, punto per punto, le regole del risparmio quotidiano di acqua dettate dall’Agenzia d’Ambito per i Servizi Pubblici di Bologna. Oltre il 30% dell’acqua consumata, anzi sprecata, nelle case è quella che scorre dallo sciacquone del Wc. Ogni volta che si spinge il pulsante scorrono infatti dai 10 ai 12 litri, mentre ne basterebbero molti di meno. Oggi esistono delle tecnologie per ridurre e selezionare la quantità d’acqua necessaria nello sciacquone a seconda della diversa esigenza, basta installare una cassetta con un doppio pulsante e si risparmiano migliaia di litri al giorno. «Un mattone o una bottiglia di plastica piena d’acqua inseriti nella cassetta, sono, a loro volta, ottimi rimedi per regolare il flusso per il water» assicura il biologo Conte. «Al ritmo di 90 gocce al minuto -continua l’esperto- si sprecano per le perdite di acqua in casa oltre 4.000 litri l’anno. Per evitare questo spreco basta una più accurata manutenzione di water e rubinetti» (Se volete potete calcolare quanto acqua sprecate sul sito www.greencrossitalia.it). «Così come -aggiunge- fare il bagno comporta l’uso di oltre 150 litri, mentre per la doccia se ne possono utilizzare tra i 40 ed i 50, basta ricordarsi di chiudere il rubinetto mentre ci si insapona».

Innaffiare il giardino è un altro momento per mettere in atto un congruo risparmio d’acqua. «Se si innaffia verso sera -spiega il biologo Conte- l’acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra. Se poi si raccoglie l’acqua piovana, non si dovrà usare quella potabile del rubinetto che è di qualità superiore e più rara e alle piante non serve. Anzi, amano certo di più l’acqua naturale della pioggia». Anche un semplice frangigetto nel rubinetto, inoltre, diminuisce la quantità d’acqua in uscita. Costano pochi euro e si montano facilmente. E ancora. Risparmiare acqua e lavare bene i piatti si può. Basta riempire una bacinella con l’acqua calda della cottura della pasta, aggiungere sapone e lasciare le stoviglie a mollo per un po’. La pulizia è garantita lo stesso. Risparmi in casa ma non solo. A garantire un risparmio sostanziale di acqua possono essere accorgimenti condominiali che agiscano per tutti gli appartamenti. È il caso di un condominio di Berlino che nelle cantine comuni ha montato un piccolo depuratore per «riciclare» negli sciacquoni l’acqua proveniente dai lavabi o dalle docce. «Un sistema così comporta un risparmio pari al 35%, più del doppio di quello che i singoli cittadini, adottando gli accorgimenti descritti, riescano ad ottenere. Ma certo in Germania l’acqua costa di più che in Italia e si ha maggiore percezione del suo valore» conclude Conte, convinto che basterebbe cominciare dal «recupero dell’acqua dei tetti per sciacquoni e irrigazione delle piante» per dare un bel contributo all’emergenza «oro blu» che, ad oggi, vede 1,4 miliardi di persone senza sufficiente acqua potabile, un miliardo di persone esposte al consumo di acqua non sicura e ben 3,4 mln di persone vittime di malattie trasmesse da acqua contaminata.

Dal Corriere della Sera, 11 settembre 2008


 
 

4 Agosto 2008


 

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Vent’anni di dati di Goletta Verde, la campagna di monitoraggio sulla balneabilità organizzata da Legambiente, mostrano due trend divergenti. I campioni di acqua marina fuori legge sono passati dal 40 per cento a meno del 10 per cento, segno che un intervento netto sulla depurazione c’è stato, anche se negli ultimi tempi si è notato un rallentamento. I campioni di acqua lacustre fuori legge restano invece inchiodati al 35 per cento, poco sotto il livello che emergeva vent’anni fa dalle prime campagne pubbliche di rilevamento.

L’indagine di Goletta Verde è durata due mesi ed è servita a effettuare 200 prelievi in 30 laghi. Ecco i risultati. Il Lazio è messo male: 100 per cento di prelievi fuori norma nel lago di Posta Fibreno, 75 per cento in quello di Turano, 50 per cento a Bracciano, 25 per cento a Martignano e a Vico, 17 per cento ad Albano, 10 per cento a Bolsena, 0 per cento a Nemi, sul Salto, a San Puoto.

Ma anche dai grandi laghi del Nord vengono cattive notizie. E’ risultato inquinato il 100 per cento dei campioni sul lago di Varese, il 65 per cento sul lago di Como, il 40 per cento sul lago di Lugano, il 33 per cento sul lago di Garda.

Fotografia in chiaroscuro invece per le acque del Piemonte, dove, con il 40 per cento dei campioni oltre i limiti di legge, non splendono le acque dell’Avigliana Grande, in provincia di Torino. E’ migliore il bilancio degli altri due laghi balneabili della regione, con un solo campione oltre i limiti di legge sul bacino di Viverone e il 100 per cento di prelievi puliti nelle acque del Sirio. In Umbria risultano pulito il Trasimeno mentre sul lago di Piediluco disco nero da due prelievi su cinque.


L’analisi di Goletta Verde è un’istantanea (a differenza delle analisi compiute dalle istituzioni pubbliche che ripetono più volte il campionamento) e ha dunque un valore indicativo. Resta il fatto che, al momento del prelievo, più di un terzo delle acque sono risultate fuori norma per i parametri microbiologici (coliformi fecali, streptococchi fecali) e chimico-fisici (temperatura, acidità, trasparenza, presenza di tensioattivi).

“In un periodo in cui si ricomincia a parlare di grandi opere pubbliche spesso inutili, sarebbe il caso di usare le risorse economiche, sempre più scarse, per quello che veramente serve, a cominciare dalle acque pulite: l’inquinamento si concentra soprattutto alle foci dei fiumi che si riversano nei laghi”, commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. “Per questo bisogna intervenire subito migliorando la depurazione, riducendo i fenomeni di eutrofizzazione ed evitando così di aggredire questi gioielli della natura italiana che già subiscono l’impatto di un turismo spesso poco sostenibile e della cementificazione delle coste”.

Da La Repubblica, 4 agosto 2008. Articolo di Antonio Cianciullo


 
 

24 Luglio 2008


 

Il momento più atteso arriva quando il sole non scende mai sotto la linea dell’orizzonte, l’aria è ancora frizzante delle nevi che incoronano le cime più alte e le piogge di Luglio e Agosto non hanno ancora preannunciato che il volgere delle stagioni sarà repentino e riporterà con sé il buio e la neve.

Da questo frastagliato e spettacolare arcipelago che si staglia come un muro insuperabile ad ovest della costa della Norvegia, tra i 66° e i 68° di latitudine Nord, arriva il merluzzo artico essiccato al naturale che sin dal 1500 costituisce l’ingrediente principale di una delle tradizionali prelibatezze della nostra tavola, il baccalà.

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Per chi ha la fortuna di sbarcare alle Lofoten nel giorno che precede la raccolta degli “stocchi”, la sensazione è di sospensione: tutto è fermo, in attesa che i venti dell’Oceano completino il loro lavoro, e il grado di essiccazione del pesce (specie Gadus Morhua, il merluzzo) sia perfetto per la preparazione dei succulenti piatti approdati ed apprezzati soprattutto nella cucina italiana.

Il ‘momento’ arriva in genere intorno alla metà di Giugno: le famiglie di pescatori norvegesi accarezzano lo ‘stocco’ e prevedono il tempo che farà, decidendo di ‘vendemmiare’ il pescato dell’inverno appena passato prima che l’umidità o il calore eccessivo mettano a repentaglio la conservazione della carne.

Il giorno perfetto arriva senza preavviso, nessuno può dire in anticipo quando, esattamente, sarà il momento di recidere gli spaghi che tengono uniti a due a due gli stocchi sulle rastrelliere. Quando il tempo è giusto, però, intere famiglie si riuniscono sotto queste tonnellate di “bastoni di pesce” e l’atmosfera è quella distesa e spensierata di un raccolto andato a buon fine: il lavoro non finisce qui, il pesce dovrà rimanere ancora per molte settimane negli essiccatoi, dovrà subire un’accurata selezione, sarà venduto e poi esportato, perlopiù in Italia, ma anche in Croazia e negli Stati Uniti. Ma la fase più delicata, quella tramandata di padre in figlio e più strettamente legata ai ritmi e ai capricci della natura, quella fase termina proprio in questo momento.

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Sono gli uomini della famiglia ad avere il diritto di arrampicarsi sulle impalcature di legno e mettere fine all’essiccazione all’aria aperta, godendosi il vento e il paesaggio, appollaiati in mezzo alla loro ricchezza e senza nascondere l’orgoglio e la soddisfazione per il lavoro compiuto. I più giovani, talvolta anche qualche fortunato turista, stanno sotto, impegnati a non lasciare nessuno di quei preziosi bastoni all’onnipresente fauna alata. L’odore dello stocco sano, sottile e pervadente, si trasferisce con il carico di pesce nei magazzini, dove rimarrà ancora qualche settimana fino alla completa essiccazione.

I merluzzi arrivano tra Gennaio e Aprile dal freddo mare di Barents per deporre le uova lungo le coste riparate delle Lofoten, dove la temperatura è relativamente mite grazie alla corrente del Golfo. Qui i pescherecci li aspettano e ne fanno incetta (ma le quantità assegnate a ciascuno tengono conto dell’equilibrio biologico).

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Come da noi con il maiale, del merluzzo non si butta via niente: la prima a partire è la lingua, “buonissima fritta”, assicurano i locali. Sono i bambini ad occuparsi di estrarla dal pesce: è un ottimo modo per guadagnarsi qualche spicciolo! Poi viene recisa la testa, destinata ai mercati africani. Il pesce viene dissanguato e privato delle interiora: uova e sangue diventano ingredienti di dolci tradizionali, il fegato costituisce la base di quell’olio dai mille impieghi medicinali che ben conoscono i meno giovani. Il resto del pesce viene appeso, il ventre rivolto a nord e il dorso a sud (per ripararlo dalle piogge): da questo momento in poi saranno il vento il sole e la temperatura a dare al prodotto finale le caratteristiche uniche dell’annata. Proprio come un buon vino. “Quest’anno”, ci ha spiegato il commerciante locale Einar Benjaminsen, “il pesce ha una qualità ottima in generale. Grazie all’assenza di gelate e al tempo secco lo stocco si è conservato al meglio” Un improvviso calo della temperatura può infatti rovinare irreparabilmente la carne del merluzzo, che da bianca si fa scura e inadatta all’ammollo. Ma quest’anno sembra che tutti i venti si siano messi d’accordo per soffiare nel modo giusto, al momento giusto. Si preannuncia dunque un’annata ottima, con i migliori auspici per le prossime feste del baccalà.

Chiara Bonan

(L’articolo originale di Chiara è scaricabile nella sezione Redazionali, nella pagina Comunicazione del nostro sito)


 
 

11 Luglio 2008


 

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L’estate è, per molti di noi, il periodo delle letture o, perlomeno, del desiderio di relax tramite lettura.

Molti ricordano anche che, ai tempi del liceo o delle altre scuole superiori, l’estate era il periodo delle letture obbligate.

Tra queste, immancabile il capolavoro di Giovanni Verga, I malavoglia.

Così, affrontavamo, proprio di malavoglia, capolavori che avrebbero meritato tutt’altro atteggiamento.

Perché non tornare a quella consuetudine leggendo un bel libro dedicato al mare o in cui il mare ha un ruolo da protagonista?

Pensiamo ai libri di Conrad (Nostromo, La linea d’ombra), per esempio, a Moby Dick di Melville, oppure ad un grande classico in cui il mare è un fiero antagonista: Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.

E che dire del classico dei classici, l’Odissea di Omero?

Ecco, allora, un piccolo elenco di letture per l’estate.

Stefano d’Arrigo, Horcynus Horca

Bernard Moitessier, Un vagabondo dei mari del sud; La lunga rotta

Alvaro Mutis, La neve dell’Ammiraglio; Ilona arriva con la pioggia

Edgard Allan Poe, Gordon Pym; La discesa nel Maelstroem

John Steinbeck, Il diario del Mare di Cortez

Antonio Tabucchi, Donna di Porto Pim

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E con i Malavoglia vogliamo concludere, citando un passo significativo, l’addio di ‘Ntoni al suo paese quando, più esule o fuggiasco che viaggiatore, si rivolge al mare:

“Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai faraglioni, perché il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci-Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico”.

Siamo, noi, oggi, capaci di ascoltare il mare?


 
 

29 Giugno 2008


 

Banner UE

Le risorse della Terra sono limitate, eppure si stanno esaurendo ad un ritmo allarmante. Secondo una recente relazione del WWF, se i modelli di produzione e consumo attuali rimangono invariati e se la crescita demografica prosegue indisturbata, fra 50 anni serviranno due pianeti.

Si devono trovare modi più efficienti per utilizzare l’energia e le risorse, migliorare i processi produttivi, sviluppare nuove tecnologie e portare avanti l’innovazione. Ma soprattutto si devono ideare modelli di consumo e stili di vita nuovi e più sostenibili.

La Commissione europea sta affrontando il problema con due proposte sulla produzione e il consumo sostenibili e sulla politica industriale sostenibile. Esortando ad una produzione più pulita e articoli migliori, queste proposte mirano a modificare il comportamento dei consumatori, sensibilizzare sulla sostenibilità e fornire ai cittadini informazioni più accurate sui prodotti.

Si è convenuto sul fatto che il consumo sostenibile sia una sfida chiave e sulla necessità di una produzione e di un consumo più efficienti, se si vuole “ottenere di più utilizzando meno” ed innalzare il tenore di vita senza eccessive pressioni sulle risorse del pianeta. Ovviamente tale obiettivo non si può conseguire da un giorno all’altro e dipenderà dalla condivisione delle responsabilità. Ognuno infatti ha un ruolo: autorità pubbliche, imprese, associazioni dei consumatori, ONG e cittadini.

Molti fattori culturali, economici, sociali e psicologici influiscono sui comportamenti, spesso paralizzandoci in abitudini di consumo insostenibili. Persino chi afferma di acquistare alimenti biologici per motivi ambientali e di salute può cambiare idea se i prodotti non rientrano nel proprio budget.

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Come si può dunque consumare in modo più sostenibile? Servono delle iniziative in ambiti quali l’informazione e l’educazione dei consumatori, la promozione del “mercato ecologico” e di una più stretta collaborazione con i dettaglianti.

I consumatori devono avere più voce in capitolo ed essere meglio informati nella scelta dei prodotti da acquistare. È fondamentale che ricevano indicazioni chiare, affidabili e scientifiche sulla performance ambientale dei beni: l’accesso a tali informazioni stimolerà l’acquisto, pubblico e privato, di prodotti più ecologici. Inoltre, i consumatori devono essere tutelati dal “clamore” suscitato dall’ecologia e dalla pubblicità ingannevole sull’ecocompatibilità. Un’opzione potrebbe essere il rafforzamento dell’applicazione della legislazione sulle pratiche commerciali sleali, facilitando l’accesso ai dati ambientali dei prodotti e l’identificazione di falsi argomenti ambientali.

Tratto da L’ambiente per gli Europei, nel Portale dell’Unione Europea


 
 

24 Giugno 2008


 

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Gli scienziati creano varietà di piante che possono crescere anche in condizioni di parziale siccità.

Varietà di mais che per crescere necessitano di un minimo apporto di acqua. Oppure pomodori o riso in grado di assorbire l’acqua con molta più parsimonia della media: è uno dei settori in cui sono più impegnati gli scienziati nel mondo e di questo, e in generale dell’industria dell’agricoltura come possibile motore per la crescita e la ricchezza dell’Africa, si è parlato nel corso dell’Agroforum 2008 promosso dalla EMRC (Expanding business linkages worldwide) e dalla Fao, in cui 25 Paesi si sono dati appuntamento dal 18 al 20 giugno per discutere dell’aumento della domanda di cibo (e del consequenziale aumento dei prezzi a livello globale), della necessità di un’agricoltura che utilizzi paradigmi differenti e di scarsità dell’acqua.

Nel mondo, infatti, il 70 per cento dell’utilizzo idrico è destinato al settore agricolo. E se in Europa c’è una disponibilità media per ogni cittadino di 150 litri d’acqua al giorno, in Africa si fa fatica ad arrivare ai 10 litri giornalieri. Sempre nel Continente Nero le famiglie spendono circa il 10 per cento del proprio introito complessivo nell’acqua, laddove in occidente il consumo è quasi gratuito.

In questo contesto la ricerca è da tempo impegnata nello sviluppo di piante tolleranti alla malattie e bisognose di meno acqua. Durante la conferenza dell’EMRC Jennifer Thompson in rappresentanza del direttore dell’African Agriculture Technology Foundation, Mpoko Bokanga, ha presentato una nuova varietà di mais che, diversamente dalle specie note che hanno un fabbisogno idrico altissimo, necessita di pochissima acqua. E considerato che in Africa l’80 per cento del consumo di mais è destinato all’alimentazione umana, la scoperta potrebbe avere un impatto molto significativo.

Tratto da un articolo di Emanuela Di Pasqua pubblicato su Corriere della Sera


 
 

10 Giugno 2008


 

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Anche quest’anno Legambiente organizza “Operazione Po”, la campagna di valorizzazione del Grande Fiume.

Obiettivo dell’iniziativa è coinvolgere popolazioni rivierasche e istituzioni locali e regionali sulla base alle proposte elaborate da questa associazione in occasione del Congresso del Po, in previsione di una serie di misure per il risanamento e la valorizzazione delle realtà naturalistiche, culturali, gastronomiche e turistiche del corso d’acqua e dei territori rivieraschi.

Per fare ciò, Legambiente intende creare una rete di soggetti interessati e alleanze con istituzioni, associazioni, imprese e organizzazioni presenti sul territorio e disponibili a partecipare ad iniziative a livello generale e/o locale.

L’edizione 2008 rappresenterà un ulteriore passo in avanti per la valorizzazione delle specificità dei territori che si affacciano sul Grande Fiume.

Il tragitto prevede la partenza da Porto Levante (Rovigo) il 15 giugno con due imbarcazioni (house boat) di 14 metri e la risalita del Canal bianco, con tappe ad Adria e Mantova. Dopo una tappa di trasferimento, il 21 giugno da Isola Serafini (Piacenza) prenderà il via la discesa lungo l’asta principale del fiume, con arrivo Porto Barricata il 28 giugno e tappe principali a Cremona, Torricella di Sissa e Colorno (Parma), Boretto e Guastalla (Reggio Emilia), Pieve di Coriano e Revere (Mantova), Pontelagoscuro, Ferrara e Mesola (Basso Ferrarese).

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Ogni tappa sarà un’occasione per organizzare iniziative assieme a istituzioni, autorità locali e movimenti, realizzando anche momenti festosi, di approfondimento delle particolarità dei luoghi e di valorizzazione delle specificità del territorio, sia organizzando momenti dedicati (iniziative pubbliche, visite guidate a luoghi di particolare interesse storico-culturale e/o paesaggistico), sia prendendo parte ad iniziative locali già previste.

La campagna sarà inoltre un’occasione per presentare la guida agli itinerari turistici del Po, in fase di realizzazione, con una serie di informazioni sui luoghi da visitare, le possibilità di approdo, i beni culturali ed ambientali, i prodotti tipici e gli itinerari ciclabili presenti lungo le sponde del Po.


 
 

10 Giugno 2008


 

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Da quando lavoro nel Dinon Group sono diventata più bella!
Sarà una questione di alimenti naturali? E dell’acqua da cui provengono la maggior parte dei nostri prodotti ittici?
È solo una questione alimentare?

Se pensiamo alla natura dell’acqua…le sue origini…le nostre origini!
Siamo figli dell’acqua…l’acqua che si trova nel liquido seminale e l’acqua che si trova nel liquido della placenta.

Ognuno di noi era un po’ “pesce” nella pancia della mamma, un pesce che nuota e ascolta.
Un pesce che diventa capace di “respirare” al di fuori dell’acqua….

Dunque all’origine della vita c’è l’acqua, la purezza dell’acqua, e la sua principale caratteristica è quella di “comprendere tutto”, poiché non è “rigida”, e di “adattarsi” alle circostanze della natura.

Quando vuoi ritrovare quella parte di te più “vera”…quando ti sembra che tutto ciò che ti nutre sia diventato uguale e senza sapore… vieni da noi!

Al Dinon Group trovi il senso saporito di un modo unico di produrre cibo.

Un cibo sano insieme alla compagnia e all’esperienza…l’esperienza dell’acqua e l’esperienza del nutrimento.

L’esperienza della vita!

Lia Benetti - Naturopata e dipendente del Dinon Group


 
 

8 Giugno 2008


 

Il grande fiume che ha bisogno di aiuto è il nostro Po, il fiume lungo le cui sponde si è sviluppata una civiltà in pericolo di degrado. Questo è l’assunto fondamentale del convegno organizzato a Rovigo, il 7 giugno, da Slow Food © Italia, in collaborazione con la Regione Veneto, nell’ambito dell’evento Terre d’Acqua.

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Molti gli spunti forniti da questo simposio che ha toccato anche molti temi della cultura materiale, tra i quali la gastronomia. A latere un’esposizione dei prodotti enogastronomici del Delta del Po e di altre aree marine.

Gli interventi dei relatori hanno messo in luce il ruolo fondamentale del Grande Fiume nell’ambito della nostra economia: il Po “vale” il 38% del PIL nazionale!

Tra i problemi segnalati dagli studiosi rilevano la perdita di biodiversità dovuta all’inquinamento, ai cambiamenti climatici, alla degradazione del fiume, alla cementificazione degli argini, all’introduzione di specie ittiche esotiche (alloctone) con conseguente perdita di identità e di zone umide, l’habitat tipico del fiume.

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La sovrapesca, quindi l’eccessivo sfruttamento delle acque a fianco dell’alterazione ambientale portano a una pericolosa mutazione dell’equilibrio tra uomo e fiume.

Conclusione: la civiltà dell’acqua, per continuare ad essere tale, abbisogna di limiti allo sfruttamento.

Il monito è chiaro: andando avanti così non sarà il fiume a scomparire: saremo noi a subire le estreme conseguenze di un degrado provocato dalla nostra irresponsabilità.

Altri interventi hanno toccato i temi dello sviluppo sostenibile (integrità, efficienza ed equità) e della gastronomia intesa come medium di un territorio.

Infine è stata presentata l’associazione Delta Med, un’organizzazione sovranazionale costituita dai più importanti Delta europei, dall’Ebro al Po al Danubio e il logo, realizzato da un grafico catalano, destinato a identificare il riso dei delta del Mediterraneo.

Luci e ombre, dunque, sulla sorte delle nostre acque. Gli spiragli di luce vengono dalla consapevolezza di quanto sia importante la collaborazione tra le diverse culture che, nel tempo, si sono sviluppate nei bacini e nei delta dei grandi fiumi europei.


 
 

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