Dinon Group


Categoria 'Testimonianze'

24 Luglio 2008


 

Il momento più atteso arriva quando il sole non scende mai sotto la linea dell’orizzonte, l’aria è ancora frizzante delle nevi che incoronano le cime più alte e le piogge di Luglio e Agosto non hanno ancora preannunciato che il volgere delle stagioni sarà repentino e riporterà con sé il buio e la neve.

Da questo frastagliato e spettacolare arcipelago che si staglia come un muro insuperabile ad ovest della costa della Norvegia, tra i 66° e i 68° di latitudine Nord, arriva il merluzzo artico essiccato al naturale che sin dal 1500 costituisce l’ingrediente principale di una delle tradizionali prelibatezze della nostra tavola, il baccalà.

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Per chi ha la fortuna di sbarcare alle Lofoten nel giorno che precede la raccolta degli “stocchi”, la sensazione è di sospensione: tutto è fermo, in attesa che i venti dell’Oceano completino il loro lavoro, e il grado di essiccazione del pesce (specie Gadus Morhua, il merluzzo) sia perfetto per la preparazione dei succulenti piatti approdati ed apprezzati soprattutto nella cucina italiana.

Il ‘momento’ arriva in genere intorno alla metà di Giugno: le famiglie di pescatori norvegesi accarezzano lo ‘stocco’ e prevedono il tempo che farà, decidendo di ‘vendemmiare’ il pescato dell’inverno appena passato prima che l’umidità o il calore eccessivo mettano a repentaglio la conservazione della carne.

Il giorno perfetto arriva senza preavviso, nessuno può dire in anticipo quando, esattamente, sarà il momento di recidere gli spaghi che tengono uniti a due a due gli stocchi sulle rastrelliere. Quando il tempo è giusto, però, intere famiglie si riuniscono sotto queste tonnellate di “bastoni di pesce” e l’atmosfera è quella distesa e spensierata di un raccolto andato a buon fine: il lavoro non finisce qui, il pesce dovrà rimanere ancora per molte settimane negli essiccatoi, dovrà subire un’accurata selezione, sarà venduto e poi esportato, perlopiù in Italia, ma anche in Croazia e negli Stati Uniti. Ma la fase più delicata, quella tramandata di padre in figlio e più strettamente legata ai ritmi e ai capricci della natura, quella fase termina proprio in questo momento.

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Sono gli uomini della famiglia ad avere il diritto di arrampicarsi sulle impalcature di legno e mettere fine all’essiccazione all’aria aperta, godendosi il vento e il paesaggio, appollaiati in mezzo alla loro ricchezza e senza nascondere l’orgoglio e la soddisfazione per il lavoro compiuto. I più giovani, talvolta anche qualche fortunato turista, stanno sotto, impegnati a non lasciare nessuno di quei preziosi bastoni all’onnipresente fauna alata. L’odore dello stocco sano, sottile e pervadente, si trasferisce con il carico di pesce nei magazzini, dove rimarrà ancora qualche settimana fino alla completa essiccazione.

I merluzzi arrivano tra Gennaio e Aprile dal freddo mare di Barents per deporre le uova lungo le coste riparate delle Lofoten, dove la temperatura è relativamente mite grazie alla corrente del Golfo. Qui i pescherecci li aspettano e ne fanno incetta (ma le quantità assegnate a ciascuno tengono conto dell’equilibrio biologico).

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Come da noi con il maiale, del merluzzo non si butta via niente: la prima a partire è la lingua, “buonissima fritta”, assicurano i locali. Sono i bambini ad occuparsi di estrarla dal pesce: è un ottimo modo per guadagnarsi qualche spicciolo! Poi viene recisa la testa, destinata ai mercati africani. Il pesce viene dissanguato e privato delle interiora: uova e sangue diventano ingredienti di dolci tradizionali, il fegato costituisce la base di quell’olio dai mille impieghi medicinali che ben conoscono i meno giovani. Il resto del pesce viene appeso, il ventre rivolto a nord e il dorso a sud (per ripararlo dalle piogge): da questo momento in poi saranno il vento il sole e la temperatura a dare al prodotto finale le caratteristiche uniche dell’annata. Proprio come un buon vino. “Quest’anno”, ci ha spiegato il commerciante locale Einar Benjaminsen, “il pesce ha una qualità ottima in generale. Grazie all’assenza di gelate e al tempo secco lo stocco si è conservato al meglio” Un improvviso calo della temperatura può infatti rovinare irreparabilmente la carne del merluzzo, che da bianca si fa scura e inadatta all’ammollo. Ma quest’anno sembra che tutti i venti si siano messi d’accordo per soffiare nel modo giusto, al momento giusto. Si preannuncia dunque un’annata ottima, con i migliori auspici per le prossime feste del baccalà.

Chiara Bonan

(L’articolo originale di Chiara è scaricabile nella sezione Redazionali, nella pagina Comunicazione del nostro sito)


 
 

11 Luglio 2008


 

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L’estate è, per molti di noi, il periodo delle letture o, perlomeno, del desiderio di relax tramite lettura.

Molti ricordano anche che, ai tempi del liceo o delle altre scuole superiori, l’estate era il periodo delle letture obbligate.

Tra queste, immancabile il capolavoro di Giovanni Verga, I malavoglia.

Così, affrontavamo, proprio di malavoglia, capolavori che avrebbero meritato tutt’altro atteggiamento.

Perché non tornare a quella consuetudine leggendo un bel libro dedicato al mare o in cui il mare ha un ruolo da protagonista?

Pensiamo ai libri di Conrad (Nostromo, La linea d’ombra), per esempio, a Moby Dick di Melville, oppure ad un grande classico in cui il mare è un fiero antagonista: Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.

E che dire del classico dei classici, l’Odissea di Omero?

Ecco, allora, un piccolo elenco di letture per l’estate.

Stefano d’Arrigo, Horcynus Horca

Bernard Moitessier, Un vagabondo dei mari del sud; La lunga rotta

Alvaro Mutis, La neve dell’Ammiraglio; Ilona arriva con la pioggia

Edgard Allan Poe, Gordon Pym; La discesa nel Maelstroem

John Steinbeck, Il diario del Mare di Cortez

Antonio Tabucchi, Donna di Porto Pim

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E con i Malavoglia vogliamo concludere, citando un passo significativo, l’addio di ‘Ntoni al suo paese quando, più esule o fuggiasco che viaggiatore, si rivolge al mare:

“Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai faraglioni, perché il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci-Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico”.

Siamo, noi, oggi, capaci di ascoltare il mare?


 
 

10 Giugno 2008


 

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Da quando lavoro nel Dinon Group sono diventata più bella!
Sarà una questione di alimenti naturali? E dell’acqua da cui provengono la maggior parte dei nostri prodotti ittici?
È solo una questione alimentare?

Se pensiamo alla natura dell’acqua…le sue origini…le nostre origini!
Siamo figli dell’acqua…l’acqua che si trova nel liquido seminale e l’acqua che si trova nel liquido della placenta.

Ognuno di noi era un po’ “pesce” nella pancia della mamma, un pesce che nuota e ascolta.
Un pesce che diventa capace di “respirare” al di fuori dell’acqua….

Dunque all’origine della vita c’è l’acqua, la purezza dell’acqua, e la sua principale caratteristica è quella di “comprendere tutto”, poiché non è “rigida”, e di “adattarsi” alle circostanze della natura.

Quando vuoi ritrovare quella parte di te più “vera”…quando ti sembra che tutto ciò che ti nutre sia diventato uguale e senza sapore… vieni da noi!

Al Dinon Group trovi il senso saporito di un modo unico di produrre cibo.

Un cibo sano insieme alla compagnia e all’esperienza…l’esperienza dell’acqua e l’esperienza del nutrimento.

L’esperienza della vita!

Lia Benetti - Naturopata e dipendente del Dinon Group


 
 

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