Dinon Group


Categoria 'Ambiente'

30 Aprile 2009


 

 

acqua-uguale-per-tutti.jpg

Segnaliamo un altro importante sito dedicato ad un tema che ci sta a cuore: la salvaguardia dell’acqua come patrimonio dell’umanità.

Quasta volta è il turno del Contratto mondiale sull’acqua. Per un primo contatto ne riportiamo alcuni principi fondamentali.

1. L’acqua appartiene agli abitanti della terra

In quanto fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune.

A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata.

L’acqua è patrimonio dell’umanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa. L’agricoltura, l’industria e la vita domestica sono profondamente legate ad essa.

Il suo carattere «insostituibile» significa che l’insieme di una comunità umana - ed ogni suo membro - deve avere il diritto di accesso all’acqua, e in particolare, all’acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche

Non ci può essere produzione di ricchezza senza accesso all’acqua.

L’acqua non è paragonabile a nessun’altra risorsa:non può essere oggetto di scambio commerciale di tipo lucrativo.

2. Un diritto collettivo

L’acqua appartiene più all’economia dei beni comuni e della distribuzione della ricchezza che all’economia privata dell’accumulazione individuale ed altre forme di espropriazione della ricchezza

Mentre nel passato la condivisione dell’acqua è stata spesso una delle maggiori cause delle ineguaglianze sociali, la civilizzazione di oggi riconosce l’accesso all’acqua come un diritto fondamentale, inalienabile, individuale e collettivo.

Il diritto all’acqua è una parte dell’etica di base di una buona società e di una buona economia. E’ compito della società, nel suo complesso e ai diversi livelli di organizzazione sociale, garantire il diritto di accesso, secondo il doppio principio di corresponsabilità e sussidiarietà, senza discriminazioni di razza, sesso, religione, reddito o classe


 
 

30 Marzo 2009


 

“L’acqua è un diritto, non una merce!” è il chiaro ed esplicito slogan del Forum italiano dei movimenti per l’acqua.Nel sito www.acquabenecomune.org troverete la storia e  le iniziative di questo movimento.

 banner_l.gif
Vogliamo segnalare la proposta di legge di iniziativa popolare propugnata dal Forum, una proposta che ha raccolto più di 400.000 firme, contro le 50.000 previste dalla Costituzione, e che recita:  “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”.

L’assunto fondamentale è che “L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita. L’acqua costituisce pertanto un bene comune dell’umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti”.

Tutto ciò in vista di un cambiamento normativo nazionale, “che segni una svolta radicale rispetto alle politiche, trasversalmente condivise negli ultimi vent’anni, che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione”.

La proposta di legge è attualmente in discussione alla VIII Commissione permanente della Camera dei Deputati  (Ambiente, territorio e lavori pubblici).


 
 

24 Marzo 2009


 


Dalla V Giornata Mondiale dell’Acqua arrivano importanti consigli sull’utilizzo dell’acqua potabile del rubinetto come particolare strategia per contribuire quotidianamente alla lotta contro i cambiamenti climatici e per migliorare il bilancia della propria economia domestica. A sostenerlo gli Ecologisti Democratici che evidenziano come gli italiani siano i maggiori consumatori al mondo di acqua minerale con oltre 200 litri a persona e quanto questo si ripercuote inevitabilmente sull’uso delle bottiglie di plastica, per un totale di oltre 6 miliardi di bottiglie consumando 80.000 tonnellate di petrolio e producendo 624.000 tonnellate di CO2.
Questi dati assumono una rilevante importanza se si considera anche la qualità certificata e controllata delle nostre sorgenti, il fatto che l’Italia è il quinto importatore mondiale di acqua minerale e che negli altri paesi europei il consumo di acqua in bottiglia costituisce un mercato di nicchia, tanto che in Inghilterra si consumano 23 litri procapite all’anno.
Non bisogna pertanto dimenticare, come sottolineano in Ecodem, ciò che sta a monte della bottiglia d’acqua minerale, ovvero il processo produttivo, imbottigliamento, confezionamento, trasporto e smaltimento, di quest’ultima con i costi delle esternalità ambientali ad esso connessi. Il spesa che le famiglie si ritrovano a sostenere per l’approvvigionamento di acqua minerale è quindi di oltre 300 euro, quando invece, sostengono gli Ecodem, questi soldi potrebbero essere spesi in modo migliore sostenendo la causa ambientale di salvaguardia dell’ambiente utilizzando acqua di rubinetto.

Tratto da La Repubblica


 
 

18 Marzo 2009


 


Entro il 2030 quasi la metà della popolazione mondiale vivrà in zone con carenza d’acqua. A sottoscrivere lo scenario è il rapporto “L’Acqua in un Mondo in Trasformazione” redatto da oltre due dozzine di istituzioni dell’Onu.
Circa un miliardo di persone, secondo le ultime stime internazionali, già ora non dispone di acqua potabile, circa 2,5 miliardi non possiedono i servizi sanitari, solo il 16% usufruisce di acqua in casa, mentre l’84% deve cercarla presso fonti dove è scarsa o di qualità scadente. Inoltre 8 milioni di persone, perlopiù bambini, muoiono ogni anno per malattie legate a carenza di acqua. E il futuro si fa ancora più nero.

Rubinetto

Secondo le previsioni dell’Onu, inoltre, la popolazione mondiale di 6,6 miliardi di persone crescerà di 2,5 miliardi entro il 2050, per la maggior parte nei Paesi in via di sviluppo, dove molte zone soffrono già di scarsità idrica. La crescita demografica, quindi, si tradurrà in un aumento della domanda di acqua dolce di 64 miliardi di metri cubi all’anno, sottolinea il rapporto. Che rileva come ormai la maggior parte del Nord Africa e del Medio Oriente, abbiano già toccato il limite delle proprie risorse idriche.

Con questi scenari e questi numeri si apre a Istanbul il Quinto Forum Mondiale dell’Acqua (World Water Forum), la più grande manifestazione relativa alla risorsa acqua, che si terrà in Turchia fino al 22 marzo, con l’obiettivo di inserire la crisi idrica mondiale nell’agenda internazionale. Il Forum, che ha cadenza triennale, riunisce esponenti di tutti i campi per trovare soluzioni sostenibili alle sfide idriche mondiali. Oltre 3.000 le organizzazioni partecipanti e oltre 10.000 i convegnisti che si incontreranno a Istanbul.

Il Forum di quest’anno vedrà la partecipazione di capi di Stato internazionali, rappresentanti delle Nazioni Unite, ministri, parlamentari, autorità locali e altri funzionari governativi, oltre a professionisti del settore idrico, attivisti e altre parti interessate. Nel corso del Forum di quest’anno sarà reso noto il rapporto mondiale sullo sviluppo idrico delle Nazioni Unite (United Nations World Water Development Report) che darà informazioni ancora più approfondite sulle risorse di acqua dolce.



 
 

18 Settembre 2008


 

acqua36.jpg

Dalla doccia alla pulizia della casa agli usi in cucina, dal Wc all’irrigazione delle piante, senza tralasciare lavapiatti o lavatrice, ogni italiano consuma una media dai 170 ai 200 litri di acqua al giorno per i propri usi domestici. In testa alla città più sprecona c’è Torino con 243 litri consumati per ogni abitante ogni giorno, mentre sono gli abitanti di Nicosia, in Sicilia, con i loro 143 litri a testa, a vincere il podio dei più risparmiosi. Subito dopo il capoluogo piemontese si colloca Roma, con 221 litri di acqua pro capite, seguita da Catania (214), Napoli (207), Verona (199) e Milano (191).

Secondo il rapporto 2007 dell’Istituto Ambiente Italia-Dexia (Ecosistema Urbano Europa), a consumare circa 169 litri di acqua al giorno a testa per uso domestico sono i palermitani, mentre a Firenze i consumi scendono a 155 litri. Bari (154), Bologna (149) e Nicosia (143) sono invece le tre città tra le più parche nel consumo di acqua domestica, quell’acqua di migliore qualità oggi a disposizione degli usi casalinghi. Ma l’Italia non è il Paese dove si consuma più acqua nelle case. Ai primi posti nel mondo c’è Bristol con 294 litri pro capite, seguita da Parigi (287), Patrasso (285) e Stoccolma (210). Berlino consuma 163 litri, Londra segna 159 litri a cittadino al giorno, Madrid 140, mentre è Heidelberg a registrare la quantitá inferiore di uso di acqua nelle case: 103 litri al giorno per ogni cittadino.

acqua-ap.jpg

A riportare, goccia dopo goccia, tutti i consumi di acqua nelle case degli italiani e non solo è il biologo Giulio Conte che, nero su bianco, mentre si apre l’eco del documento dell’Expo di Saragozza sulla risorsa più preziosa del pianeta, spiega come non far traboccare i nostri rubinetti. Partendo da un giro di boa. «Convinciamo la gente ad adottare comportamenti virtuosi. Alimentiamo politiche e incentivi che coinvolgano direttamente cittadini e condomini. E diamo maggiore valore all’oro blù. In Italia, infatti, paghiamo l’acqua appena un euro a metrocubo, pari a mille litri, in Germania si spendono più di 3 euro per la stessa quantità» dice Conte, autore del libro-inchiesta «Nuvole e sciacquoni» (Edizioni Ambiente). Ecco cosa fare, dalla doccia allo scarico del water, per risparmiare acqua.

Lasciare il rubinetto del lavandino aperto mentre ci si lava i denti si traduce in 30 litri d’acqua sprecati. Anche mentre ci si fa la barba si può, inoltre, adottare un comportamento virtuoso. «Se si raccoglie l’acqua nel lavandino per risciacquare il rasoio, altri litri d’acqua non andranno in fumo» afferma ancora Conti che nella sua ricerca riporta, punto per punto, le regole del risparmio quotidiano di acqua dettate dall’Agenzia d’Ambito per i Servizi Pubblici di Bologna. Oltre il 30% dell’acqua consumata, anzi sprecata, nelle case è quella che scorre dallo sciacquone del Wc. Ogni volta che si spinge il pulsante scorrono infatti dai 10 ai 12 litri, mentre ne basterebbero molti di meno. Oggi esistono delle tecnologie per ridurre e selezionare la quantità d’acqua necessaria nello sciacquone a seconda della diversa esigenza, basta installare una cassetta con un doppio pulsante e si risparmiano migliaia di litri al giorno. «Un mattone o una bottiglia di plastica piena d’acqua inseriti nella cassetta, sono, a loro volta, ottimi rimedi per regolare il flusso per il water» assicura il biologo Conte. «Al ritmo di 90 gocce al minuto -continua l’esperto- si sprecano per le perdite di acqua in casa oltre 4.000 litri l’anno. Per evitare questo spreco basta una più accurata manutenzione di water e rubinetti» (Se volete potete calcolare quanto acqua sprecate sul sito www.greencrossitalia.it). «Così come -aggiunge- fare il bagno comporta l’uso di oltre 150 litri, mentre per la doccia se ne possono utilizzare tra i 40 ed i 50, basta ricordarsi di chiudere il rubinetto mentre ci si insapona».

Innaffiare il giardino è un altro momento per mettere in atto un congruo risparmio d’acqua. «Se si innaffia verso sera -spiega il biologo Conte- l’acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra. Se poi si raccoglie l’acqua piovana, non si dovrà usare quella potabile del rubinetto che è di qualità superiore e più rara e alle piante non serve. Anzi, amano certo di più l’acqua naturale della pioggia». Anche un semplice frangigetto nel rubinetto, inoltre, diminuisce la quantità d’acqua in uscita. Costano pochi euro e si montano facilmente. E ancora. Risparmiare acqua e lavare bene i piatti si può. Basta riempire una bacinella con l’acqua calda della cottura della pasta, aggiungere sapone e lasciare le stoviglie a mollo per un po’. La pulizia è garantita lo stesso. Risparmi in casa ma non solo. A garantire un risparmio sostanziale di acqua possono essere accorgimenti condominiali che agiscano per tutti gli appartamenti. È il caso di un condominio di Berlino che nelle cantine comuni ha montato un piccolo depuratore per «riciclare» negli sciacquoni l’acqua proveniente dai lavabi o dalle docce. «Un sistema così comporta un risparmio pari al 35%, più del doppio di quello che i singoli cittadini, adottando gli accorgimenti descritti, riescano ad ottenere. Ma certo in Germania l’acqua costa di più che in Italia e si ha maggiore percezione del suo valore» conclude Conte, convinto che basterebbe cominciare dal «recupero dell’acqua dei tetti per sciacquoni e irrigazione delle piante» per dare un bel contributo all’emergenza «oro blu» che, ad oggi, vede 1,4 miliardi di persone senza sufficiente acqua potabile, un miliardo di persone esposte al consumo di acqua non sicura e ben 3,4 mln di persone vittime di malattie trasmesse da acqua contaminata.

Dal Corriere della Sera, 11 settembre 2008


 
 

4 Agosto 2008


 

onde.JPG

Vent’anni di dati di Goletta Verde, la campagna di monitoraggio sulla balneabilità organizzata da Legambiente, mostrano due trend divergenti. I campioni di acqua marina fuori legge sono passati dal 40 per cento a meno del 10 per cento, segno che un intervento netto sulla depurazione c’è stato, anche se negli ultimi tempi si è notato un rallentamento. I campioni di acqua lacustre fuori legge restano invece inchiodati al 35 per cento, poco sotto il livello che emergeva vent’anni fa dalle prime campagne pubbliche di rilevamento.

L’indagine di Goletta Verde è durata due mesi ed è servita a effettuare 200 prelievi in 30 laghi. Ecco i risultati. Il Lazio è messo male: 100 per cento di prelievi fuori norma nel lago di Posta Fibreno, 75 per cento in quello di Turano, 50 per cento a Bracciano, 25 per cento a Martignano e a Vico, 17 per cento ad Albano, 10 per cento a Bolsena, 0 per cento a Nemi, sul Salto, a San Puoto.

Ma anche dai grandi laghi del Nord vengono cattive notizie. E’ risultato inquinato il 100 per cento dei campioni sul lago di Varese, il 65 per cento sul lago di Como, il 40 per cento sul lago di Lugano, il 33 per cento sul lago di Garda.

Fotografia in chiaroscuro invece per le acque del Piemonte, dove, con il 40 per cento dei campioni oltre i limiti di legge, non splendono le acque dell’Avigliana Grande, in provincia di Torino. E’ migliore il bilancio degli altri due laghi balneabili della regione, con un solo campione oltre i limiti di legge sul bacino di Viverone e il 100 per cento di prelievi puliti nelle acque del Sirio. In Umbria risultano pulito il Trasimeno mentre sul lago di Piediluco disco nero da due prelievi su cinque.


L’analisi di Goletta Verde è un’istantanea (a differenza delle analisi compiute dalle istituzioni pubbliche che ripetono più volte il campionamento) e ha dunque un valore indicativo. Resta il fatto che, al momento del prelievo, più di un terzo delle acque sono risultate fuori norma per i parametri microbiologici (coliformi fecali, streptococchi fecali) e chimico-fisici (temperatura, acidità, trasparenza, presenza di tensioattivi).

“In un periodo in cui si ricomincia a parlare di grandi opere pubbliche spesso inutili, sarebbe il caso di usare le risorse economiche, sempre più scarse, per quello che veramente serve, a cominciare dalle acque pulite: l’inquinamento si concentra soprattutto alle foci dei fiumi che si riversano nei laghi”, commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. “Per questo bisogna intervenire subito migliorando la depurazione, riducendo i fenomeni di eutrofizzazione ed evitando così di aggredire questi gioielli della natura italiana che già subiscono l’impatto di un turismo spesso poco sostenibile e della cementificazione delle coste”.

Da La Repubblica, 4 agosto 2008. Articolo di Antonio Cianciullo


 
 

29 Giugno 2008


 

Banner UE

Le risorse della Terra sono limitate, eppure si stanno esaurendo ad un ritmo allarmante. Secondo una recente relazione del WWF, se i modelli di produzione e consumo attuali rimangono invariati e se la crescita demografica prosegue indisturbata, fra 50 anni serviranno due pianeti.

Si devono trovare modi più efficienti per utilizzare l’energia e le risorse, migliorare i processi produttivi, sviluppare nuove tecnologie e portare avanti l’innovazione. Ma soprattutto si devono ideare modelli di consumo e stili di vita nuovi e più sostenibili.

La Commissione europea sta affrontando il problema con due proposte sulla produzione e il consumo sostenibili e sulla politica industriale sostenibile. Esortando ad una produzione più pulita e articoli migliori, queste proposte mirano a modificare il comportamento dei consumatori, sensibilizzare sulla sostenibilità e fornire ai cittadini informazioni più accurate sui prodotti.

Si è convenuto sul fatto che il consumo sostenibile sia una sfida chiave e sulla necessità di una produzione e di un consumo più efficienti, se si vuole “ottenere di più utilizzando meno” ed innalzare il tenore di vita senza eccessive pressioni sulle risorse del pianeta. Ovviamente tale obiettivo non si può conseguire da un giorno all’altro e dipenderà dalla condivisione delle responsabilità. Ognuno infatti ha un ruolo: autorità pubbliche, imprese, associazioni dei consumatori, ONG e cittadini.

Molti fattori culturali, economici, sociali e psicologici influiscono sui comportamenti, spesso paralizzandoci in abitudini di consumo insostenibili. Persino chi afferma di acquistare alimenti biologici per motivi ambientali e di salute può cambiare idea se i prodotti non rientrano nel proprio budget.

sostiene.jpg

Come si può dunque consumare in modo più sostenibile? Servono delle iniziative in ambiti quali l’informazione e l’educazione dei consumatori, la promozione del “mercato ecologico” e di una più stretta collaborazione con i dettaglianti.

I consumatori devono avere più voce in capitolo ed essere meglio informati nella scelta dei prodotti da acquistare. È fondamentale che ricevano indicazioni chiare, affidabili e scientifiche sulla performance ambientale dei beni: l’accesso a tali informazioni stimolerà l’acquisto, pubblico e privato, di prodotti più ecologici. Inoltre, i consumatori devono essere tutelati dal “clamore” suscitato dall’ecologia e dalla pubblicità ingannevole sull’ecocompatibilità. Un’opzione potrebbe essere il rafforzamento dell’applicazione della legislazione sulle pratiche commerciali sleali, facilitando l’accesso ai dati ambientali dei prodotti e l’identificazione di falsi argomenti ambientali.

Tratto da L’ambiente per gli Europei, nel Portale dell’Unione Europea


 
 

24 Giugno 2008


 

acqua-5.jpg

Gli scienziati creano varietà di piante che possono crescere anche in condizioni di parziale siccità.

Varietà di mais che per crescere necessitano di un minimo apporto di acqua. Oppure pomodori o riso in grado di assorbire l’acqua con molta più parsimonia della media: è uno dei settori in cui sono più impegnati gli scienziati nel mondo e di questo, e in generale dell’industria dell’agricoltura come possibile motore per la crescita e la ricchezza dell’Africa, si è parlato nel corso dell’Agroforum 2008 promosso dalla EMRC (Expanding business linkages worldwide) e dalla Fao, in cui 25 Paesi si sono dati appuntamento dal 18 al 20 giugno per discutere dell’aumento della domanda di cibo (e del consequenziale aumento dei prezzi a livello globale), della necessità di un’agricoltura che utilizzi paradigmi differenti e di scarsità dell’acqua.

Nel mondo, infatti, il 70 per cento dell’utilizzo idrico è destinato al settore agricolo. E se in Europa c’è una disponibilità media per ogni cittadino di 150 litri d’acqua al giorno, in Africa si fa fatica ad arrivare ai 10 litri giornalieri. Sempre nel Continente Nero le famiglie spendono circa il 10 per cento del proprio introito complessivo nell’acqua, laddove in occidente il consumo è quasi gratuito.

In questo contesto la ricerca è da tempo impegnata nello sviluppo di piante tolleranti alla malattie e bisognose di meno acqua. Durante la conferenza dell’EMRC Jennifer Thompson in rappresentanza del direttore dell’African Agriculture Technology Foundation, Mpoko Bokanga, ha presentato una nuova varietà di mais che, diversamente dalle specie note che hanno un fabbisogno idrico altissimo, necessita di pochissima acqua. E considerato che in Africa l’80 per cento del consumo di mais è destinato all’alimentazione umana, la scoperta potrebbe avere un impatto molto significativo.

Tratto da un articolo di Emanuela Di Pasqua pubblicato su Corriere della Sera


 
 

10 Giugno 2008


 

quinasceilpo.jpg

Anche quest’anno Legambiente organizza “Operazione Po”, la campagna di valorizzazione del Grande Fiume.

Obiettivo dell’iniziativa è coinvolgere popolazioni rivierasche e istituzioni locali e regionali sulla base alle proposte elaborate da questa associazione in occasione del Congresso del Po, in previsione di una serie di misure per il risanamento e la valorizzazione delle realtà naturalistiche, culturali, gastronomiche e turistiche del corso d’acqua e dei territori rivieraschi.

Per fare ciò, Legambiente intende creare una rete di soggetti interessati e alleanze con istituzioni, associazioni, imprese e organizzazioni presenti sul territorio e disponibili a partecipare ad iniziative a livello generale e/o locale.

L’edizione 2008 rappresenterà un ulteriore passo in avanti per la valorizzazione delle specificità dei territori che si affacciano sul Grande Fiume.

Il tragitto prevede la partenza da Porto Levante (Rovigo) il 15 giugno con due imbarcazioni (house boat) di 14 metri e la risalita del Canal bianco, con tappe ad Adria e Mantova. Dopo una tappa di trasferimento, il 21 giugno da Isola Serafini (Piacenza) prenderà il via la discesa lungo l’asta principale del fiume, con arrivo Porto Barricata il 28 giugno e tappe principali a Cremona, Torricella di Sissa e Colorno (Parma), Boretto e Guastalla (Reggio Emilia), Pieve di Coriano e Revere (Mantova), Pontelagoscuro, Ferrara e Mesola (Basso Ferrarese).

350px-il_po.JPG

Ogni tappa sarà un’occasione per organizzare iniziative assieme a istituzioni, autorità locali e movimenti, realizzando anche momenti festosi, di approfondimento delle particolarità dei luoghi e di valorizzazione delle specificità del territorio, sia organizzando momenti dedicati (iniziative pubbliche, visite guidate a luoghi di particolare interesse storico-culturale e/o paesaggistico), sia prendendo parte ad iniziative locali già previste.

La campagna sarà inoltre un’occasione per presentare la guida agli itinerari turistici del Po, in fase di realizzazione, con una serie di informazioni sui luoghi da visitare, le possibilità di approdo, i beni culturali ed ambientali, i prodotti tipici e gli itinerari ciclabili presenti lungo le sponde del Po.


 
 

10 Giugno 2008


 

 cid_070608_1249.jpg

Da quando lavoro nel Dinon Group sono diventata più bella!
Sarà una questione di alimenti naturali? E dell’acqua da cui provengono la maggior parte dei nostri prodotti ittici?
È solo una questione alimentare?

Se pensiamo alla natura dell’acqua…le sue origini…le nostre origini!
Siamo figli dell’acqua…l’acqua che si trova nel liquido seminale e l’acqua che si trova nel liquido della placenta.

Ognuno di noi era un po’ “pesce” nella pancia della mamma, un pesce che nuota e ascolta.
Un pesce che diventa capace di “respirare” al di fuori dell’acqua….

Dunque all’origine della vita c’è l’acqua, la purezza dell’acqua, e la sua principale caratteristica è quella di “comprendere tutto”, poiché non è “rigida”, e di “adattarsi” alle circostanze della natura.

Quando vuoi ritrovare quella parte di te più “vera”…quando ti sembra che tutto ciò che ti nutre sia diventato uguale e senza sapore… vieni da noi!

Al Dinon Group trovi il senso saporito di un modo unico di produrre cibo.

Un cibo sano insieme alla compagnia e all’esperienza…l’esperienza dell’acqua e l’esperienza del nutrimento.

L’esperienza della vita!

Lia Benetti - Naturopata e dipendente del Dinon Group


 
 

DINON Group spaP.Iva. IT 01056420290